Macaron ai lamponi

Quando arrivi al punto di scambiare la saponetta del bagno per un macaron, credo che sia grave. E quando il tuo ragazzo ti confessa che è successo anche a lui, lì capisci che hai toccato il fondo. Ma d’altro canto, dopo una 3 giorni intensiva di macaronage, pochage e croûtage fino all’estremo tentativo, immagino sia piuttosto plausibile. Divinamente diabolici, piccoli, dolci macaron. Come resistere alla tentazione? Non tanto di mangiarli, quanto di riuscire nell’impresa di sfornare quei gusci lisci e variopinti, perfetti come un bacio.

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Pecorella pasquale di pasta di mandorle

Non ho mai amato particolarmente la pasta di mandorle. E detto da una siciliana, sembra un’eresia. Ma c’era qualcosa in quella che preparava la nonna, un gusto speciale che la rendeva unica e buonissima. Ero troppo piccola per capire che l’ingrediente segreto fosse irreperibile sul mercato. Eppure lei ne aveva risorse infinite, che condivideva generosamente con tutto il suo nipotame. A Pasqua questo suo grande amore prendeva le dolci sembianze di una pecorella. Racchiuso in un recinto per non farlo scappare, con lo sguardo rassicurante di quella certezza incondizionata su cui io, i miei fratelli e i miei cuginetti potevamo sempre contare.

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Tarte Tatin

Quando penso alla Tarte Tatin, seguo il profumo burroso dello zucchero caramellato
e arrivo dritto a Strasburgo. Il bianco farina delle casette alsaziane, incorniciato
dalle travi di legno scuro come stecche di liquirizia. E un’insegna che non lascia spazio all’immaginazione: “À la Tête de Lard” (dalla testa di maiale). In questo rustico ristorantino tipico, dopo l’immancabile tarte flambée e una choucroute che mette a dura prova anche i gourmet più implacabili, resta sempre spazio per una fetta di Tarte Tatin.
E al solo rumore della forchettina che rompe la sottile crosta di caramello dorato, prima
di affondare tra le mele morbide fino alla frolla, sai già che questo peccato di gola ne vale tutta la pena.


Benché lontana da questo piccolo manifesto di perfezione terrena, la mia ricetta si rifà
a quella del Cucchiaio d’Argento. Il vantaggio è che questa versione non prevede
di caramellare le mele ponendo la teglia sul fuoco, per cui si può fare anche se
non si dispone di una tortiera da Tatin. Che non vi venga in mente, però, di usare
uno stampo a cerniera. A meno che non vogliate sperimentare la scenografica colata lavica di zucchero fuso sul fondo del forno e mettere alla prova l’efficacia del Fornet.
Esperienza personale insegna.

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Mini cheesecake ai lamponi

Un risveglio qualsiasi a casa dei miei, un mattino di settembre. Sul tavolo della cucina,
una nota per me. Quattro appunti scritti velocemente ma con il cuore. È la ricetta
del cheesecake di Zia Sery, venuta da lontano per dispensare sorrisi e dolcezza
come solo lei sa fare. Con questa torta, ho scoperto l’America.

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