Petits bonhommes

Quando ero ancora un cucciolo di seppiolina e in casa si cominciava a respirare l’atmosfera delle feste, il 6 dicembre in quel di Lussemburgo un bizzarro evento locale anticipava l’arrivo di Babbo Natale. Suonava alla porta in maniera inaspettata e irrompeva come un estraneo nelle nostre tradizioni. Ad accompagnarlo, il Père Fouettard, un inquietante personaggio dal volto dipinto di nero, terrore di ogni bambino. E poi lui. Solenne, con il suo dorato scettro a spirale, l’austero copricapo vermiglio segnato da una croce, la lunga barba canuta silenziosamente poggiata sul petto. Poco importava che portasse con sé un sacco colmo di dolci e giocattoli da dispensare ai piccolini. La presenza di Saint Nicolas incuteva in me un inspiegabile senso di rispetto, una strana tensione che mi lasciava di pietra.
Ma poi, insieme all’irresistibile profumo di zenzero e spezie degli Speculoos, bastava la contagiosa tenerezza dei Petits Bonhommes per riportarmi nella soffice e coccolosa aria di casa.

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