Pecorella pasquale di pasta di mandorle

Non ho mai amato particolarmente la pasta di mandorle. E detto da una siciliana, sembra un’eresia. Ma c’era qualcosa in quella che preparava la nonna, un gusto speciale che la rendeva unica e buonissima. Ero troppo piccola per capire che l’ingrediente segreto fosse irreperibile sul mercato. Eppure lei ne aveva risorse infinite, che condivideva generosamente con tutto il suo nipotame. A Pasqua questo suo grande amore prendeva le dolci sembianze di una pecorella. Racchiuso in un recinto per non farlo scappare, con lo sguardo rassicurante di quella certezza incondizionata su cui io, i miei fratelli e i miei cuginetti potevamo sempre contare.

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Sarde a beccafico

Navigando allegramente per i mari del web, ho catturato nella mia rete un branco di sarde guizzanti, sul blog Manineinpasta.com. Oltre a proporre i loro interessanti tortini, Stefano e la piccola G. illustrano la curiosa storia da cui ha origine il nome di una delle ricette più palermitane che ci siano: le sarde a beccafico. Colta da un’improvviso impeto di nostalgia, mi è venuta voglia di prepararle nella loro versione originale. Ecco la ricetta che vi propongo, tratta dal libro di Alba Allotta, “La cucina siciliana di mare“.

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Tarte Tatin

Quando penso alla Tarte Tatin, seguo il profumo burroso dello zucchero caramellato
e arrivo dritto a Strasburgo. Il bianco farina delle casette alsaziane, incorniciato
dalle travi di legno scuro come stecche di liquirizia. E un’insegna che non lascia spazio all’immaginazione: “À la Tête de Lard” (dalla testa di maiale). In questo rustico ristorantino tipico, dopo l’immancabile tarte flambée e una choucroute che mette a dura prova anche i gourmet più implacabili, resta sempre spazio per una fetta di Tarte Tatin.
E al solo rumore della forchettina che rompe la sottile crosta di caramello dorato, prima
di affondare tra le mele morbide fino alla frolla, sai già che questo peccato di gola ne vale tutta la pena.


Benché lontana da questo piccolo manifesto di perfezione terrena, la mia ricetta si rifà
a quella del Cucchiaio d’Argento. Il vantaggio è che questa versione non prevede
di caramellare le mele ponendo la teglia sul fuoco, per cui si può fare anche se
non si dispone di una tortiera da Tatin. Che non vi venga in mente, però, di usare
uno stampo a cerniera. A meno che non vogliate sperimentare la scenografica colata lavica di zucchero fuso sul fondo del forno e mettere alla prova l’efficacia del Fornet.
Esperienza personale insegna.

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Sformatini 3P – porri patate e pistacchi

Qualche tempo fa, sulla pagina facebook di Nero di Seppia, ho chiesto ai fan cosa volessero trovare tra le successive ricette del blog. Il “like” decisivo è andato al gettonatissimo carciofo, seguito da un tenace pistacchio. Visto il successo riscontrato, mi è sembrato doveroso ripagare gli sforzi di chi, votando e reclutando voti, ha combattuto per portare
il mitico frutto verde sul podio.
Remake in veste brontese della ricetta di Fabien, questo piatto è semplice e veloce,
ideale come antipasto ma anche come contorno. A voi la scelta.

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