Crostata ai frutti rossi

Con questa ricetta ho partecipato e vinto il concorso lanciato da “Il Molino Chiavazza”.

La settimana scorsa sono venuti a trovarmi i miei genitori a Milano. Insieme a loro, direttamente dall’orticello lussemburghese che coltivano con cura, si è presentata in casa anche una bella vaschetta di frutti rossi, rossissimi. Inutile dire che i lamponi non hanno fatto nemmeno in tempo a finire nella crostata (per chi non l’avesse ancora capito, questi piccoli bocconcini d’estate mi fanno letteralmente partire la testa).  Eccovi quindi la ricetta di un dolce assolutamente di stagione. Da accompagnare, in caso di caldo estremo, a una bella boule di gelato, alla vaniglia per chi ama i sapori morbidi o al limone per chi preferisce un tocco acidulo.

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Focaccia genovese

Quando ho deciso di provare questa ricetta per la prima volta, incoraggiata dal titolo del post “Giorgio Locatelli’s foolproof focaccia”, non avevo idea del grande segreto che il celeberrimo Cavoletto stava per svelarmi. Niente lievitazioni da gestazione di elefante. Niente fermentazioni con improbabili organismi viventi tramandati da antenati paleolitici. Solo una ricetta semplice, con ingredienti semplici e procedimenti semplici. Il tutto
senza mai ritrovarsi le mani inesorabilmente imprigionate in un ammasso di colla glutinosa. E, udite udite, con un tempo di preparazione pari alla durata di una partita di calcio. Un’ottima focaccia della domenica: potrebbe essere più perfetta di così?

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Tarte Tatin

Quando penso alla Tarte Tatin, seguo il profumo burroso dello zucchero caramellato
e arrivo dritto a Strasburgo. Il bianco farina delle casette alsaziane, incorniciato
dalle travi di legno scuro come stecche di liquirizia. E un’insegna che non lascia spazio all’immaginazione: “À la Tête de Lard” (dalla testa di maiale). In questo rustico ristorantino tipico, dopo l’immancabile tarte flambée e una choucroute che mette a dura prova anche i gourmet più implacabili, resta sempre spazio per una fetta di Tarte Tatin.
E al solo rumore della forchettina che rompe la sottile crosta di caramello dorato, prima
di affondare tra le mele morbide fino alla frolla, sai già che questo peccato di gola ne vale tutta la pena.


Benché lontana da questo piccolo manifesto di perfezione terrena, la mia ricetta si rifà
a quella del Cucchiaio d’Argento. Il vantaggio è che questa versione non prevede
di caramellare le mele ponendo la teglia sul fuoco, per cui si può fare anche se
non si dispone di una tortiera da Tatin. Che non vi venga in mente, però, di usare
uno stampo a cerniera. A meno che non vogliate sperimentare la scenografica colata lavica di zucchero fuso sul fondo del forno e mettere alla prova l’efficacia del Fornet.
Esperienza personale insegna.

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Besciamella “leggera”

Diciamocelo francamente, di leggero questa besciamella ha ben poco 🙂 La chiamo “leggera” più che altro per il sapore più delicato, perché uso acqua e latte come parti liquide anziché solo latte. In genere preferisco questa composizione, la trovo meno invadente. In particolare, questa alternativa si presta meglio nei piatti a base di pesce o dai sapori più delicati.

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