Mi trovavo a casa del mio ragazzo, che allora viveva a L’Aia. Fuori, tanto per cambiare, pioggia a dirotto. Stavo ancora decidendo di che sorte annoiarmi, se con l’esame di strategia aziendale o con gli incomprensibili agglomerati di consonanti sputacchiose dei presentatori alla TV olandese. Finché d’improvviso non sento bussare. Oddiochefaccioiononapro. Ho pensato. Cosatisaltainmentemuovitievaiadaprire. Ho pensato anche. Mi dirigo con sospetto verso la porta di casa, apro timida e il travolgente sorriso di Sapna fa ingresso per sempre nella mia vita. Vicina di appartamento, indiana del Kerala e, ovviamente, appassionata di cucina. Così è nata la nostra preziosa amicizia. Inutile starvi a raccontare la quantità di piatti spettacolari che grazie a lei ho avuto modo di assaggiare, che nulla hanno a che vedere con ciò che si trova anche nel migliore ristorante indiano di Milano. Per ora mi basta darvi questa sua semplicissima ricetta, leggera, saporita, veloce e assolutamente perfetta.
Asti e la sagra delle sagre
È il Gran Visir di tutte le sagre. È lo Zenit dei buongustai e il Nadir dei dietanti. È un’isola felice bagnata da oceani di Barbera, tra vecchie signore dalle mani infarinate, titanici pentoloni in alluminio e pellegrini venuti in cerca della verità gastronomica. L’apoteosi del gusto, la glorificazione dei grassi saturi, la celebrazione dell’autentica vita contadina di un tempo. È il Festival delle Sagre di Asti.
Imbocchiamo l’uscita Asti Est e siamo ancora ignare di ciò che ci aspetta. All’ingresso di Piazza Campo del Palio un ragazzo ci consegna la nostra mappa del tesoro: una cartina dettagliata del villaggio che indica tutti i piatti proposti nelle casette delle varie pro loco. Da Antignano a Villa San Secondo, troviamo praticamente l’intera provincia astigiana e ogni sua specialità.
Peperoni all’aceto balsamico
Rieccomi. Attraverso il corridoio buio guidata dal filo di luce polverosa che filtra dalle tapparelle. Le tiro su. Nell’aria l’odore della casa che si sveglia dopo un lungo sonno. Seguo l’aroma delle spezie che durante la mia assenza si è impadronito della cucina. È arrivato il momento di riaprire il gas. Ma c’è ancora voglia di estate.
Cotolette di melanzane
Al Nord, nell’uggiosa provincia della capitale lombarda, l’erba cresce verde e rigogliosa e nutre il latte delle vacche che mettono al mondo vitelli sani e belli in carne. Per questo le cotolette le fanno con i nodini di vitello. In Sicilia, invece, il sole batte accecante su terre aride e infuocate che danno alla luce melanzane purpuree dalla polpa turgida e ricca di sapore. Per questo le cotolette le fanno con le melanzane. E siccome l’isolano una parentela non la dimentica, per quanto lontana possa essere, i campi trinacrini accolgono con amore anche le razze forestiere: le tunisine. Dolci, come il tramonto su Djerba. Lisce, come le dune del Sahara. Irriverenti, come i dedali della Casba. Proprio le migliori per la nostra irresistibile ricetta di oggi.
Carpaccio di zucchine
Super veloce, super light e super chic. Cosa chiedere di più a una ricetta? Che sia anche buona, direte voi! E io vi rispondo che non resterete delusi. Ho scoperto le zucchine crude grazie alla straordinaria cucina di mia zia Sery, che me le ha proposte a carpaccio. Mi sono permessa di rivisitare la sua idea con un mio tocco personale. Ho scelto di accostare il sapore dolce e delicato di questo ortaggio al gusto deciso della senape e del limone, aggiungendo una nota profumata con qualche foglia di basilico. La consistenza croccante delle zucchine si sposa alla perfezione con questa cremina vellutata, da dosare in base ai propri gusti. Una ricetta fresca e senza sensi di colpa, ideale per l’estate e per affrontare senza pensieri la prova costume.
Il brunch e la collegamica
La domenica è senza sveglia. Un piccolo lusso settimanale per assecondare il bioritmo e godersi tutto il riposo che meritiamo. Per concedersi il piacere di aprire gli occhi, girarsi dall’altro lato e riaddormentarsi. E quando finalmente la voglia di iniziare la giornata
prende il sopravvento, è sempre troppo tardi per fare colazione e troppo presto per pranzare. È qui che viene in nostro soccorso una simpatica abitudine importata dall’America: il brunch. Perfetta commistione di breakfast e lunch, può avvenire in qualsiasi orario incluso tra le undici del mattino e l’una del pomeriggio. Dolce, salato e, perché no, anche piccante: dai pancake alle omelette alla ciambella allo yogurt, dalle marmellate ai formaggi, nel ricco buffet che imbandisce la tavola si trova davvero di tutto. E da bere, spremuta fresca di arancia e un grande must immancabile, il caffè.
Così, quando la tua collega è anche un’amica, invitala per un brunch. E diventerà per sempre la tua collegamica.
Crostata ai frutti rossi
Con questa ricetta ho partecipato e vinto il concorso lanciato da “Il Molino Chiavazza”.
La settimana scorsa sono venuti a trovarmi i miei genitori a Milano. Insieme a loro, direttamente dall’orticello lussemburghese che coltivano con cura, si è presentata in casa anche una bella vaschetta di frutti rossi, rossissimi. Inutile dire che i lamponi non hanno fatto nemmeno in tempo a finire nella crostata (per chi non l’avesse ancora capito, questi piccoli bocconcini d’estate mi fanno letteralmente partire la testa). Eccovi quindi la ricetta di un dolce assolutamente di stagione. Da accompagnare, in caso di caldo estremo, a una bella boule di gelato, alla vaniglia per chi ama i sapori morbidi o al limone per chi preferisce un tocco acidulo.
Pasta coi tenerumi
I tenerumi sono le foglie e i germogli della zucchina “serpente di Sicilia”, quella con la buccia liscia e verde pallido, per intenderci. Hanno una consistenza vellutata, un sapore dolce e sono, appunto, tenerissimi. Quando l’estate è torrida e il caldo stende, non c’è niente di meglio di questa “quasi-minestra” per rinfrescarsi. Vi sembrerà un paradosso ma è proprio così. Da bambina, durante le mie vacanze in Siclia, mio padre si presentava a casa con montagne di tenerumi (felicissimo perché a Lussemburgo, città dove sono nata e cresciuta, sono pressoché introvabili). Per me era un incubo. Sul serio. Come poteva pensare di farmi mangiare una pasta brodosa, con le verdure cotte, nel bel mezzo di agosto? Ma come spesso accade, bisogna diventare grandi per apprezzare certi sapori. E ora non posso che condividere questa meravigliosa ricetta della mamma, immancabile nella famiglia di ogni palermitano che si rispetti.
Tortino di polipo e patate con pesto d’olive e fiore di zucca
La scorsa settimana, visitando come di consueto l’esilarante blog in cui Valerio M. Visintin, critico gastronomico e giornalista del Corriere della Sera, dispensa opinioni e ironie sul panorama della ristorazione milanese, ho letto una notizia interessante. Il Sadler, noto locale dell’omonimo Chef da ben 2 stelle Michelin, ha compiuto nientepopodimeno che un quarto di secolo lo scorso 3 giugno.
Ora devo essere sincera. La mia stima nei confronti di Sadler si basa solo sulla fiducia. Fondata più che altro sulla sua filosofia in cucina, fatta di prodotti e preparazioni tradizionali del nostro paese, accostati con grande creatività. Un’idea che mi sono fatta grazie a due fantastici libri, “Sadler – Le ricette di pesce” e “Sadler – Menù per quattro stagioni”. È da quest’ultimo che ho tratto la ricetta di oggi, la quale vuole essere un omaggio – o una sfida? – a questo grande Chef.
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Focaccia genovese
Quando ho deciso di provare questa ricetta per la prima volta, incoraggiata dal titolo del post “Giorgio Locatelli’s foolproof focaccia”, non avevo idea del grande segreto che il celeberrimo Cavoletto stava per svelarmi. Niente lievitazioni da gestazione di elefante. Niente fermentazioni con improbabili organismi viventi tramandati da antenati paleolitici. Solo una ricetta semplice, con ingredienti semplici e procedimenti semplici. Il tutto
senza mai ritrovarsi le mani inesorabilmente imprigionate in un ammasso di colla glutinosa. E, udite udite, con un tempo di preparazione pari alla durata di una partita di calcio. Un’ottima focaccia della domenica: potrebbe essere più perfetta di così?








